La sordità
La sordità congenita nel dalmata: definizione, anatomia e mezzi diagnostici di indagine.
Il Dalmata rappresenta oggi non solo una delle razze più amate e richieste dal mercato ma anche uno degli animali più adatti a soddisfare le esigenze dei cinofili appassionati, attratti da questo simpatico amico maculato. Occorre prendere in esame i fattori negativi di questa razza, comuni anche ad altre che rappresentano sovente spiacevoli sorprese, soprattutto per gli allevatori che debbono curare immagine e aspetto di mercato. La sordità congenita del Dalmata si colloca tra le patologie ereditarie di maggior rilievo e va affrontata con competenza e professionalità, al fine di limitare il più possibile il numero dei soggetti affetti da questa menomazione. Da un punto di vista anatomico e strutturale la sordità congenita del Dalmata e in molte altre razze canine (Akita, Pastore Australiano, Collie, Cocker, Dobermann, Alano, Bobtail, ecc.) è dovuta a una degenerazione, entro le prime quatto settimane di vita dell'animale, delle cellule ciliate dell'organo dei Corti e delle strutture vascolari ed organiche annesse, ubicate nella porzione endococleare dell'orecchio interno. La causa prima che porta a questa degenerazione rimane oggi ancora incerta e la possibile correlazione tra il colore bianco del mantello, il colore blu degli occhi e la relativa sordità e fonte di numerose perplessità e accesi dibattiti. Attualmente si pensa che alla base del problema ci sia una causa poligena, per cui soggetti normali possono dare origine a soggetti sordi bilateralmente, così come Dalmata sordi da entrambe le orecchie possono generare soggetti perfettamente sani. Da diverse statistiche risulta comunque che è molto più probabile che i soggetti sordi nascano da genitori Dalmata affetti da sordità. Inoltre i soggetti con iride blu sono più predisposti alla patologia rispetto a quelli con iride marrone (Strain ed altri, 1992).
Attualmente la sordità non è curabile ma puo essere controllata attraverso gli allevatori che devono prevenire questa patologia. La sordità nel Dalmata può colpire una o entrambe le orecchie e sovente è molto difficile riconoscere e valutare empiricamente una sordità unilaterale. Recentemente si è valutato che il numero di soggetti sordi negli allevamenti in cui sono stati eseguiti test audiometrici è inferiore rispetto a quello degli allevamenti non testati; il riconoscimento della patologia permette infatti di prendere opportuni provvedimenti ai fini riproduttivi. Attualmente è possibile usufruire anche in Italia di test specialistici elettrofisiologici per la valutazione della sordità congenita, di tratta assolutamente di accertamenti non invasivi. I test B.A.E.R. (dall'inglese Braistem Auditory Evoked Response: Potenziali evocati acustici del tronco cerebrale) sono l'unica possibilità di accertare con sicurezza (100%) la funzionalità uditiva a partire dalle prime quattro settimane di vita dell'animale. Tavolta, nei soggetti giovani, la realizzazione del test è più facile che negli adulti pei quali può rendersi necessaria una sedazione. Il test consiste nell'utilizzo di cuffie, uguali a quelle che si utilizzano nell'uomo attraverso le quali passano gli stimoli (clik) ad densità pari a 80-90 db. Elettrodi sottocutanei collocati in posizione subdermale, in prossimità dei padiglioni auricolari e sulla linea mediana della cresta occipitale, registrano l'attività evocata mettendo in evidenza, in condizioni di normalità, un tracciato caratteristico che viene riprodotto sul monitor dell'apparecchio usato. In caso di anomalie il tracciato risulterà completamente piatto.


esecuzione del test per la valutazione della sordità congenita. Tracciato di un soggetto normale (sopra) e di un soggetto affetto da sordità congenita (sotto)
Ottimizzare e monitorare professionalmente le linee genetiche dei Dalmata e formulare un buon programma di allevamento sono le due prerogative essenziali, sia per la salute degli animali, sia per diminuire la percentuale di soggetti attualmente affetti da sordità uni o bilaterale. E' di estrema importanza, ai fini di una completa eradicazione del difetto genetico, la collaborazione tra veterinario e allevatore.
D.ssa Annamaria Lanfranco, Medico Veterinario, Ordine Professionale di Torino, nr.° 1269